Il manifesto

Pensare l'Europa alla scala del continente.

Un progetto editoriale indipendente per mettere alla prova una tesi federalista attraverso dati, storia, economia, tecnologia e geopolitica.

Quanto è davvero indipendente uno Stato che possiede formalmente il diritto di scegliere, ma non sempre la forza necessaria per sostenere quella scelta?

Gli Stati europei sono sovrani. Eleggono governi, approvano leggi, amministrano i propri territori e rappresentano comunità politiche, culturali e storiche che non vogliamo cancellare.

Ma sovranità giuridica e capacità politica non sono necessariamente la stessa cosa.

Nel mondo contemporaneo difesa, tecnologia, energia, capitale, materie prime, commercio, infrastrutture digitali e catene produttive superano continuamente i confini nazionali.

Uno Stato può quindi avere il diritto di dire no e trovarsi, nella pratica, nelle condizioni di non poterselo permettere.

È da questa contraddizione che parte Continente Europa.

Non dall'idea che gli Stati nazionali debbano scomparire.

Dall'idea che, in alcuni ambiti, siano diventati troppo piccoli per esercitare da soli la sovranità che formalmente possiedono.

Non unirsi per rinunciare all'indipendenza, ma unirsi per renderla nuovamente possibile.

La sovranità che conta è quella che puoi esercitare

Conservare ogni competenza a livello nazionale non garantisce automaticamente una maggiore libertà di scelta.

Una dipendenza può essere economica, militare, energetica o tecnologica.

Può riguardare una materia prima indispensabile, un'infrastruttura digitale, una capacità industriale che non possediamo o una protezione militare dalla quale dipendiamo.

Non è un problema soltanto teorico.

Nel 2023 la strategia europea per la sicurezza economica ha identificato esplicitamente, tra le grandi categorie di rischio, la possibile strumentalizzazione delle dipendenze economiche e la coercizione economica. [1]

Nel digitale questa riflessione è già entrata nelle scelte concrete delle istituzioni europee.

Nel 2025 la Commissione ha introdotto un quadro per valutare la sovranità dei servizi cloud. Nel 2026 quel quadro è stato utilizzato per assegnare contratti destinati ai servizi cloud delle istituzioni europee. [2]

Questo non significa perseguire l'autarchia.

Nessuna grande economia moderna è completamente indipendente.

Significa possedere abbastanza capacità per scegliere i propri partner, diversificare le dipendenze, negoziare da una posizione più forte e resistere quando una relazione economica o strategica viene utilizzata come leva politica.

L'identità può rimanere nazionale. La capacità di agire, quando necessario, deve essere continentale.

Federazione non significa centralizzazione

Non immaginiamo un governo europeo che decida ogni aspetto della vita di centinaia di milioni di persone.

Una Federazione dovrebbe occuparsi di meno cose rispetto all'insieme degli Stati, ma dovrebbe poter fare davvero quelle che le vengono affidate.

Il criterio è la scala.

Ciò che può essere governato efficacemente vicino ai cittadini deve rimanere vicino ai cittadini.

Ciò che richiede massa critica, grandi investimenti, continuità strategica o capacità negoziale continentale dovrebbe poter essere affrontato dalla Federazione.

Difesa, politica estera, grandi infrastrutture transnazionali, spazio, ricerca strategica e alcune tecnologie critiche sono esempi naturali.

Sanità, scuola, cultura, amministrazione territoriale e molte altre politiche possono invece continuare a riflettere le differenze tra Stati e territori.

L'Europa non deve diventare tutta uguale per diventare più unita.

Decidere insieme significa poter decidere

Il dissenso è normale in una democrazia.

La paralisi non deve esserlo.

L'Unione Europea decide già a maggioranza in moltissime materie.

Ma l'unanimità rimane necessaria in alcuni settori particolarmente sensibili, tra cui politica estera e di sicurezza comune, risorse proprie e alcune materie fiscali. In questi casi ogni Stato conserva, di fatto, un diritto di veto. [3]

Una Federazione richiederebbe un principio diverso.

Gli Stati devono essere rappresentati.

Devono poter dissentire, proporre alternative, costruire maggioranze diverse e contestare una decisione quando ritengono che violi la Costituzione federale.

Ma nelle competenze attribuite alla Federazione, una decisione democraticamente assunta deve essere vincolante anche per gli Stati che hanno votato contro.

Altrimenti una politica estera comune rimane l'incontro occasionale di politiche estere nazionali.

Una difesa comune rimane il coordinamento di eserciti nazionali.

Una strategia industriale rimane la somma di strategie separate.

Questa scelta ha però un costo reale.

Uno Stato potrebbe trovarsi vincolato, anche su temi delicati come difesa o politica estera, da una decisione che considera contraria ai propri interessi.

Le garanzie costituzionali possono proteggerlo dagli abusi e dalle violazioni delle regole, non dal semplice fatto di essere rimasto in minoranza.

Il federalismo non elimina questo conflitto.

Sostituisce il veto con rappresentanza, procedure comuni e responsabilità democratica.

Proteggere le minoranze è necessario.

Trasformare ogni minoranza in un veto permanente significa rendere molto difficile governare ciò che abbiamo deciso di affrontare insieme.

Una federazione deve pagare ciò che decide

Difesa, ricerca, infrastrutture e capacità industriale richiedono risorse.

Una Federazione dotata di responsabilità proprie deve quindi possedere anche entrate proprie, un proprio bilancio e una capacità di investimento coerente con le competenze che le vengono attribuite.

Questo non significa necessariamente sostituire la fiscalità nazionale con quella federale.

Immaginiamo piuttosto un modello nel quale Federazione e Stati dispongano entrambi di entrate proprie e finanzino le politiche delle quali sono politicamente responsabili.

Ma qui esiste un costo che non vogliamo nascondere.

I contribuenti sono gli stessi.

Una maggiore capacità fiscale federale richiede di ridisegnare almeno in parte lo spazio fiscale degli Stati oppure di accettare una maggiore pressione complessiva.

Non esiste una soluzione gratuita.

Quanto debba raccogliere la Federazione, attraverso quali imposte e quanto debba rimanere agli Stati sono domande che meritano analisi molto più approfondite di uno slogan.

Il principio che ci interessa è un altro:

chi decide come utilizzare risorse pubbliche deve anche assumersi davanti ai cittadini la responsabilità di raccoglierle e spenderle.

Convergere, non rendere tutti uguali

Una Federazione Europea nascerebbe con differenze economiche enormi al proprio interno.

Salari, produttività, infrastrutture, costo della vita, accesso al capitale e opportunità non possono essere resi uguali per decreto.

Possono però convergere.

Infrastrutture migliori, università e ricerca, energia affidabile, accesso al capitale, collegamenti efficienti, istituzioni solide e sviluppo industriale possono permettere a territori oggi distanti di avvicinarsi progressivamente.

Per questo consideriamo legittima una redistribuzione federale destinata alla convergenza.

Non come mantenimento permanente dei territori più deboli.

Come investimento nella loro capacità futura.

Un territorio che diventa più produttivo genera più occupazione, più reddito, più imprese, più domanda e più entrate pubbliche.

Il beneficio non termina al suo confine.

La solidarietà federale dovrebbe produrre convergenza, non dipendenza.

E dovrebbe essere verificabile.

Quando denaro federale finanzia un progetto, devono essere comprensibili la ragione dell'investimento, gli obiettivi, i costi, i beneficiari e i risultati.

Lo Stato e le amministrazioni territoriali conoscono meglio le peculiarità locali e devono conservare un ruolo centrale nella progettazione degli interventi territoriali.

Ma delegare l'esecuzione non significa delegare la responsabilità.

Frode, corruzione e criminalità organizzata che colpiscono risorse e istituzioni federali richiedono strumenti di controllo adeguati alla stessa scala, indipendenti e sottoposti allo Stato di diritto.

Europei e italiani

La cittadinanza europea esiste già.

Oggi però deriva dalla cittadinanza di uno Stato membro e si aggiunge a quella nazionale senza sostituirla. [4]

Una Federazione cambierebbe la natura di quel rapporto.

Immaginiamo un cittadino che abbia un rapporto politico diretto con la Federazione.

Che voti le sue istituzioni in quanto cittadino europeo.

Che sia titolare direttamente dei suoi diritti federali.

Che possa spostarsi da uno Stato federato all'altro non semplicemente come cittadino di un altro Paese al quale è riconosciuta la libertà di circolazione, ma come membro della stessa comunità politica.

Questo non richiede di smettere di essere italiani.

Un'identità europea non deve cancellare quella nazionale, così come quella nazionale non cancella necessariamente quella regionale o locale.

Le identità possono sommarsi.

Non dobbiamo aspettare tutti

Una Federazione non dovrebbe nascere costringendo Stati contrari a parteciparvi.

Ma neppure uno Stato contrario dovrebbe poter impedire agli altri di procedere.

Gli Stati che scelgono una maggiore integrazione potrebbero costituire un nucleo federale.

Gli altri potrebbero continuare a partecipare a uno spazio europeo più ampio attraverso mercato, mobilità e altre forme di cooperazione secondo le relative regole.

La porta dovrebbe rimanere aperta.

Entrare deve essere una scelta libera.

Ma aderire significa accettare la regola già enunciata: nelle competenze federali la decisione comune vale anche quando il proprio Stato è rimasto in minoranza.

Anche un'Europa a più livelli avrebbe dei costi.

Renderebbe l'architettura europea più complessa e creerebbe inevitabilmente differenze di diritti, obblighi e accesso alle politiche comuni tra chi appartiene alla Federazione e chi partecipa soltanto allo spazio europeo più ampio.

Queste differenze dovrebbero essere esplicite, non nascoste dietro formule ambigue.

Essere forti per rimanere liberi

Una Federazione più capace sarebbe anche una Federazione più potente.

E ogni aumento del potere rende ancora più importante stabilirne i limiti.

Per questo capacità economica, industriale e militare non sono sufficienti.

Una Federazione Europea avrebbe senso, nella tesi che Continente Europa vuole esplorare, soltanto se fondata su democrazia, pluralismo, libertà individuali, dignità umana, diritti fondamentali, magistratura indipendente e Stato di diritto.

Sono principi che appartengono già ai valori fondativi dell'Unione Europea. [5]

Non vogliamo sostituire la dipendenza dall'esterno con un potere incontrollato all'interno.

Vogliamo capire se sia possibile costruire un'Europa abbastanza forte da difendere le proprie scelte e abbastanza democratica da ricordare che quella forza appartiene ai suoi cittadini.

Perché esiste Continente Europa

Continente Europa non è un partito e non nasce con un programma elettorale.

È un progetto editoriale.

Parte da una tesi federalista, ma vuole metterla alla prova attraverso dati, storia, economia, tecnologia e geopolitica.

Vogliamo capire dove la dimensione nazionale continua a funzionare, dove non basta più, quali problemi una Federazione potrebbe risolvere e quali nuovi problemi potrebbe creare.

Vogliamo discutere anche i costi, i limiti e le migliori obiezioni alle idee che analizziamo.

Perché sostenere una tesi non significa sottrarla alla verifica.

Continente Europa parte quindi da una domanda che riteniamo sempre più difficile ignorare:

Nel mondo del XXI secolo, quanta sovranità resta davvero a uno Stato europeo quando non possiede da solo la scala necessaria per difendere le proprie scelte?

La tesi da cui partiamo è che, per alcune delle questioni decisive del nostro tempo, quella scala sia ormai il continente.

🇪🇺 Unire ciò che dobbiamo affrontare insieme.

🏛️ Lasciare ai territori ciò che possono governare meglio.

🌍 Costruire insieme la forza necessaria per poter scegliere.

Questo è il punto di partenza.

Non la fine della discussione.

Fonti e documenti

  1. Commissione europea e Alto rappresentante, European Economic Security Strategy, 20 giugno 2023 (testo in italiano)

    Comunicazione congiunta JOIN(2023) 20 final, sezione 2: categorie di rischio per la sicurezza economica.

  2. Commissione europea, Cloud Sovereignty Framework, versione 1.2.1, ottobre 2025 (PDF in inglese)

    Commissione europea, Aggiudicazione dei contratti per il cloud sovrano, 17 aprile 2026 (in inglese)

    Il quadro di valutazione del 2025 e il suo impiego nella selezione dei fornitori per le istituzioni europee.

  3. Consiglio dell’Unione europea, Unanimità: materie ed eccezioni

    La fonte specifica anche le eccezioni all’unanimità nella politica estera e di sicurezza comune. Le astensioni non impediscono, da sole, l’adozione di una decisione.

  4. Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, articolo 20: cittadinanza dell’Unione

    Testo consolidato: la cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale senza sostituirla.

  5. Trattato sull’Unione europea, articolo 2: valori dell’Unione

    I valori dell’articolo 2 TUE e l’indipendenza della giustizia come componente dello Stato di diritto.